Dino Benetti - Di tutto un pò

Di tutto un pò

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Dino Benetti

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Mi chiamo Dino, nato nel lontano 1940 mentre l'Italia era in guerra.

Di famiglia poverissima, sono cresciuto come la maggior parte dei ragazzini di allora, cercando di combinare la voglia di giocare e quella di mangiare fra un allarme e l'altro e le corse ai vari rifugi antiaerei. Nel dopoguerra, finite le scuole elementari, con grossi sacrifici da parte della mia famiglia, ho frequentato anche le scuole medie e poi ho frequentato una scuola di avviamento professionale ( "Don Giuseppe Smittarello") e poi un'altra di disegnatore tecnico.


Al mio paese poi, istituito e finanziato dalla grossa azienda locale, ho frequentato con successo il corso di "segretari d'azienda",
grazie al quale e con il  'cambio' di mia madre sono entrato nell'azienda, nel 1958 .
Giovanissimo ed inesperto sono stato assegnato all'Ufficio del Personale' per seguire i rapporti con il pubblico e con le rappresentanze sindacali. Dopo poco più di un anno, il mio superiore, accortosi che le mie simpatie erano più verso i lavoratori che verso l'azienda, mi tolse da quell'ufficio e mi mando, per punizione, al Centro Meccanografico.
Ho lavorato sodo manipolando migliaia di schede perforate e, un pò alla volta. ho imparato a fare i 'pannelli di comando' per le inseritrici, le tabulatrici, i calcolatori.
Dopo parecchi anni di duro lavoro (anche 10-12 ore di lavoro al giorno senza percepire straordinari), visto che continuavo ad imparare da solo a gestire quelle macchine, mi mandarono a Milano per partecipare a dei corsi di specializzazione di qualche mese sulle macchine meccanografiche.


I tempi avanzavano a grandi passi e l'Azienda, per ammodernarsi, acquistò il primo elaboratore elettronico italiano: l'Elea 9003'.

Mentre la maggior parte dei lavori veniva progressivamente passata al nuovo elaboratore, io diventavo responsabile del vecchio centro meccanografico con l'onere di portare avanti i lavori che rimanevano fino al loro completo assorbimento.

E così inizio il mio interesse per gli elaboratori elettronici.

Assorbiti tutti i lavori passai anch'io al "Centro elettronico"; il mio compito era predisporre i fogli di attrezzaggio dei lavori che gli operatori dovevano far eseguire all'elaboratore.

Il "Centro" era come un porto di mare. Tutte le persone mandate dalla Olivetti, prima per allestire il Centro, poi per insegnarci come fare e infine per affiancarci nei lavori. Erano tutti laureati, giovani, ben pagati, mandati in un paese di provincia dove non c'era niente per svagarsi. Molti furono quelli che incominciarono a frequentare le ragazze, che sembravano tutte molto felici di avere a disposizione corteggiatori diversi dai soliti poveri valdagnesi. Parecchi furono poi i matrimoni e Valdagno si aprì un pò di più al mondo.

Da parte mia, spronato un pò dalla vergogna e un pò dall'ambizione, mi procurai libri e cominciai a studiare i sistemi elettronici e il linguaggio macchina "assembler", osteggiato dal mio capo ufficio perchè non ero laureato e non avrei sicuramente potuto farcela. Si sbagliava, però non mi propose mai per diventare programmatore e così continuai il solito lavoro.

Dopo che il mio CapoUfficio se ne andò in pensione il nuovo mi propose di diventare "programmatore" e mi spostarono al nuovo "Centro Elettronico", che intanto l'azienda aveva ammodernato e sostituito con elaboratori della "IBM". Iniziai a studiare un nuovo linguaggio (PLI) e
piano piano cominciai a fare i miei  primi programmi.
L'evoluzione dei sistemi e dei linguaggi porto anche l'arrivo dei primi personal computer nelle segreterie dei vari dirigenti e io diventai il responsabile della loro gestione e manutenzione e lì rimasi fino al
momento della mia andata in pensione.
 
se vuoi contattarmi la mia mail è
dnbenetti7@gmail.com
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